SOS educazione
”Sos educazione”
qualcuno pensa “…che non si era mai verificato prima d’ora che una generazione di adulti - come quella attuale - fosse incapace di educare la propria discendenza.
Da attente studiose dello scarto generazionale (nonché professioniste in materia di educazione e consulenza familiare), sempre ottimiste nella soluzione delle problematiche familiari, non ci sentiamo completamente d’accordo con questa affermazione. O meglio, siamo dell’idea che non si possano definire “non capaci” i genitori o chi per loro (stigmatizzando uno stato dell’essere), quanto piuttosto si debba parlare di uno stato di disagio emozionale, quindi di uno stato del “sentire”.
Per citare un po’ di storia e tentare, quindi, di presentare ciò che da noi è già operativo , già alla fine degli anni ‘70 Filippo De Sanctis nel suo “L’educazione degli adulti in Italia” aveva chiaramente analizzato i tre settori dell’educazione nell’età pre-adulta ed in quella adulta: l’educazione formale (scuola per la prima età/istruzione, formazione professionale per la seconda), l’educazione non formale (televisione, internet, musica,…/politica, sindacato, associazionismo, televisione, interazioni con infrastrutture culturali) e l’educazione informale (scomparsa di giochi inventati, diminuzione dell’educazione parentale, lavoro, relazione sessuale, famiglia, amici).
E’, appunto, la relazione fra i tre aspetti dell’educazione che porta ad uno scollamento generazionale. E questo avviene da molto tempo, da molte generazioni; l’ “Emilio” di Rousseau è un esempio: …..si “costruiscono” precettori sostitutivi che prendono il posto dei genitori i quali per incuria, ignoranza, incapacità non avrebbero (o non hanno) operato bene come figure educative principali.
Un progetto di lavoro educativo sulla prima agenzia educativa, la famiglia, con i suoi problemi di sempre, è una realtà in atto nella nostra città.
E’, infatti, attivo un gruppo di sostegno per genitori (gratuito) condotto da una psicologa, che è la naturale conseguenza della maturazione avvenuta in altri “laboratori di gruppo” preesistenti (per sole donne; per gli adolescenti ed i genitori nelle scuole) e che sono in procinto di istituzionalizzarsi per l’esigenza sorta nelle stesse famiglie che riconoscono il proprio “sentirsi” incapaci o inadeguati e chiedono di essere coadiuvate stabilmente nel proprio ruolo.
Questi incontri sono stati fortemente sollecitati da alcuni genitori che ora sono diventati – dopo tre anni di esperienza insieme - genitori facilitatori, oltre ad essere anche insegnanti nella scuola secondaria.
E’ forse proprio questo che non si era ancora visto: genitori, adulti, professionisti che modestamente chiedono di essere ascoltati e sostenuti nell’espletamento di un ruolo e di mansioni che possono essere apprese e rettificate, e che soprattutto “si ascoltano e si raccontano” generando naturalmente, con rispetto e delicatezza un gruppo di auto-aiuto, in cui sono loro stessi utenti che comprendendo i loro errori (o, più spesso errori di giudizio) e modificano ed integrano il loro progetto educativo (che esiste sempre), diventando a turno “educatori e maestri di vita”.
Forse è il contenitore della realtà familiare, la società odierna, che viaggia ad una velocità eccessiva e che è centrata sul formare “consumatori e non “persone” che porta a sentire l’incapacità e a svalutare i propri progetti educativi.
Inoltre, ci teniamo a sottolineare che è dalla notte dei tempi che genitori non si è, ma lo si diventa e si impara ad esserlo, mentre purtroppo è del ventesimo secolo la necessità impellente del mutuo aiuto in fatto di educazione.
Quando abbiamo diramato l’ invito per avviare il nostro progetto sperimentale di scuola per genitori e gruppo di auto-aiuto “Il Filo Di Arianna”, (che oltre al gruppo genitori a cadenza mensile, ha sperimentato un seminario formativo di 5 incontri con proiezione di film a tema per i genitori di una parrocchia cittadina), abbiamo sottolineato piuttosto la solitudine in cui versano i genitori nello svolgimento del loro compito educativo che rende quasi drammatici i momenti critici di decisioni e scelte strategiche nelle fasi più delicate di passaggio (il momento dell’inserimento nella scuola materna, la prima e la seconda scolarizzazione (scuola primaria e media), il passaggio adolescenziale, lo sviluppo sessuale, ecc), crisi che si traducono spesso all’interno del nucleo familiare in veri e propri “terremoti emotivi”, che alterano profondamente i soggetti coinvolti ed il clima del “sistema – famiglia”.
Infatti il progetto, fortemente voluto da Donatella ed Elvira Ponterio, membri della Fondazione Paolo Ponterio e rispettivamente psicologa la prima e direttrice di scuola primaria la seconda, e sostenuto anche dal gruppo di donne e madri Donne In Cammino , nato a Catanzaro nel 1998, è stato avviato su richiesta ed in collaborazione con l’Associazione di Volontariato “Santo Stefano” – Scuola per l’infanzia “Tamarindo Club” di Catanzaro proprio per contenere l’ansia di alcuni genitori sin dai loro “primi passi” e per seguirli “in progress” come ogni progetto educativo richiede. Come “In progress “ è anche il nostro sogno di creare una organizzazione autonoma e gestita insieme ai genitori che diventi, come è nostro desiderio, non solo un centro di sostegno ed informazione (che risponde ad uno dei tanti bisogni socio-educativi della nostra città di Catanzaro), ma anche un centro di raccolta dei progetti genitoriali (che sono unici, ricchissimi e assolutamente meritevoli di diffusione) perchè si crei anche “memoria” dei nostri (chi scrive è anche un genitore) difficili, ardui e spesso estremamente sofferti passi e passaggi educativi.
Un “ponte” insomma, che colmi il gap generazionale tra tradizione e modernità.
Perché invero, riteniamo che non ci possa essere vero recupero o formazione all’autonomia personale e lavorativa, se le radici che (stanno nella famiglia e nella propria terra) non vengono saldamente collegate alle nuove progettualità. Senza Radici, non ci sono Ali……(Bert Hellinger).
Elvira Ponterio - Direttrice di Scuola per l’Infanzia
