DIARIO DI BORDO . 1


Qualcuno dice che essere genitori è il “mestiere” più difficile del mondo ed è vero!

Non si nasce genitori e non ci sono scuole per diventarlo; non ci sono tirocini da seguire, né maestri cui rubare i segreti per essere un “genitore di successo”.

Avere un bambino ci rende genitori rispetto al generato, ma essere padri e madri consapevoli di un figlio è un'altra cosa: è capire da subito che quella creatura non ci appartiene, che non potrà replicare le nostre esperienze, colmare i nostri vuoti affettivi, realizzare i nostri sogni, portare a compimento i nostri progetti.

Significa non riversare su quella creatura aspettative, ansie e paure, stando sempre attenti a cogliere in quelli che chiamiamo “capricci” o “monellerie” spesso il segnale di un disagio che serve per farci aprire gli occhi e per aiutarci a guarire dalla nostra infelicità.

Diventare madri e padri non è affatto semplice, anzi, spesso è molto doloroso.

Molti genitori non si chiedono neanche se lo sono, ma non porsi domande rende la vita solo apparentemente più facile, perché in realtà produce crateri di incomprensioni, solitudini e silenzi che lacerano l'anima.

Altri genitori vivono in silenzio il loro “travaglio” di crescita, non sempre comprendendo che questa crescita deve essere prima personale, perché se non diventiamo persone consapevoli della nostra individualità non potremo essere genitori migliori.

Questi pensano di vivere per la prima volta nella storia dell'uomo le loro situazioni problematiche con i figli crucciandoli, crucciandosi e, di fatto, non muovendo un solo passo rispetto al punto di partenza.

Altri genitori, infine, hanno la fortuna di incontrarsi, di parlarsi e di ascoltarsi, confrontandosi e realizzando insieme un progetto di crescita individuale che rende metà migliori all'interno della coppia e madri e padri capaci di comprendere e rispettare i propri figli, consapevoli che l'amore e il prepotente desiderio di proteggerli non devono soffocarli, ma spingerli verso il mare aperto, dopo aver mollato gli ormeggi.

Fare parte del “Gruppo genitori in cammino” aiuta a crescere con i propri figli, a sviluppare con loro una comunicazione affettiva ed emotiva profonda, ad ascoltarli con rispetto e amore. Aiuta ad acquisire la consapevolezza della propria fragilità e della propria forza e la capacità di esprimerle entrambe.

Per questo e per molto altro un grazie affettuoso alla Fondazione Paolo Ponterio e a Donatella Ponterio, timoniera paziente ed energica della nave su cui ha accolto ciascuno di noi con competenza e slancio. 

IL PRIMO GRUPPO DI AUTO-AIUTO DEI GENITORI
ANNI 2006-2007-2008

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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"L'uso migliore della vita è di spenderla per qualcosa che duri più della vita stessa."
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